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La dieta da seguire per non farsi il "fegato grasso"
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Aggiornate le indicazioni per rimettere in forma un organo-chiave. Non sempre la steatosi epatica è causata dall'alcol

Se si parla di un fegato che funziona male, il pensiero corre subito agli eccessi alcolici, ma c’è anche chi, pur non eccedendo con il bere, si ritrova con il «fegato grasso», ovvero con la steatosi epatica non alcolica che si stima riguardi il 20-30% degli adulti. Un fegato di questo tipo comporta la necessità di una dieta attenta e ora una revisione della letteratura, pubblicata dal Journal of the American Dietetic Association, suggerisce le regole cui attenersi. «Seguire una dieta corretta è molto importante — sottolinea Massimo Zuin, responsabile dell'Unità di medicina, epatologia e gastroenterologia dell’ospedale San Paolo di Milano — perché, anche se la steatosi epatica non alcolica solitamente ha un andamento benigno, nel 10-15% dei casi può "complicarsi" con un’epatite e evolvere verso la cirrosi epatica. Inoltre il fegato grasso, causato da una maggiore resistenza all’insulina, si associa spesso a sovrappeso, diabete e dislipidemia, nella cosiddetta "sindrome metabolica", caratterizzata da un aumentato rischio cardiovascolare».

L’intervento dietetico perciò non deve mirare solo a curare il fegato, ma anche a prevenire le malattie cardiovascolari (infarto miocardico) e le malattie cerebro-vascolari (ictus)». Allora, quale dieta seguire? «Da questa revisione emerge innanzitutto che l’approccio deve essere personalizzato, anche perché perfino gli accorgimenti fondamentali, se mal calibrati, possono rivelarsi controproducenti. Pensiamo alla riduzione delle calorie: la perdita di peso (e il mantenimento del risultato) è il primo obiettivo da raggiungere con la dieta, perché dimagrendo migliora la sensibilità all’insulina, si riducono steatosi, ipertensione, alterazioni dei lipidi, però il calo di peso deve essere graduale (massimo mezzo chilo-un chilo a settimana) perché se si esagera la steatosi può paradossalmente aumentare e, naturalmente, si riduce la massa muscolare» dice Zuin. «Lo stesso ragionamento — prosegue lo specialista — vale per i grassi. Se si riducono troppo, è necessario aumentare i carboidrati per raggiungere un apporto energetico ragionevole, ma una dieta ricca di carboidrati, soprattutto se in forma di zuccheri e di farine raffinate, favorisce lo sviluppo della resistenza all’insulina e quindi la steatosi. Insomma, anche se il problema è il fegato grasso, una dieta troppo magra potrebbe essere controindicata».

E, infatti, secondo gli autori della revisione, i grassi possono arrivare a costituire fino a circa 1/3 delle calorie giornaliere, dando però una netta preferenza a quelli monoinsaturi (che prevalgono nell’olio d’oliva), in grado di migliorare la sensibilità all’insulina e protettivi nei confronti dei fattori di rischio cardiovascolare. Oltre che ai «grassi buoni», va dato spazio (senza esagerare) anche agli omega 3 (di cui sono ricchi pesci grassi e noci) che possono ridurre il rischio di fegato grasso e migliorare le alterazioni dei livelli di lipidi nel sangue. Da limitare, invece, i grassi saturi presenti in particolare in carni, formaggi e salumi grassi e nei condimenti di origine animale, oltre che in alcuni oli vegetali, come quelli di cocco e palma.

In sintesi, nella dieta si darà la preferenza ai cereali integrali e agli alimenti a basso indice glicemico (per esempio orzo, pasta, legumi, invece del riso brillato, delle patate e del pane bianco), alle fonti proteiche magre, al pesce, alla frutta e alla verdura, all’olio d’oliva come condimento, mentre si limiteranno soprattutto gli zuccheri semplici e le bibite zuccherate, oltre agli acidi grassi saturi. Ci sono poi alcuni componenti della dieta (come la caffeina e lo zenzero) che potrebbero avere un ruolo epatoprotettivo, che resta però ancora da dimostrare. E lo stesso vale per i probiotici. «Alla dieta — conclude Zuin— deve però essere associata un’attività fisica strutturata (almeno 2 o 3 volte la settimana). E per quanto riguarda l’alcol, durante il dimagrimento deve essere abolito e, quando si sia raggiunto il peso desiderato, va limitato ad un massimo di 2 o 3 bicchieri di vino al giorno».

Carla Favaro

[Fonte: CorrieredellaSera.it - Salute/Nutrizione - 30 marzo 2012]





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