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Come si fa a dimagrire davvero?
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Non servono medicinali, la dieta migliore consiste nel diminuire i grassi e svolgere regolare attività fisica

MILANO - Gli americani che sono riusciti a perdere peso non lo hanno fatto con le diete alla moda, ma solo mangiando meno grassi, muovendosi di più e, solo in una minoranza di casi, con l'aiuto di medicinali prescritti dal medico. Non è una notizia? Invece può esserlo, se si considera il boom di pillole, pasti sostitutivi e fantasiosi regimi di ogni tipo, spesso gravemente sbilanciati, che vengono continuamente proposti a chi deve perdere qualche chilo oppure è gravemente obeso.

LO STUDIO - La ricerca pubblicata sull'American Journal of Preventive Medicine si basa sui dati di una grande indagine condotta su tutto il territorio nazionale dai Centers for Disease Control di Atlanta, la National Health and Nutrition Examination Survey, che tiene monitorata la salute e le abitudini alimentari degli americani tramite questionari rivolti ogni anno a circa 5mila persone, integrati, in una certa percentuale di soggetti, da visite ed esami del sangue. «Tra tutti coloro che hanno risposto tra il 2001 e il 2006 abbiamo selezionato circa 4mila obesi, identificati da un valore di IMC superiore a 30 calcolato in base a peso e altezza» spiega Jacinda Nicklas, ricercatrice dell'Harvard Medical School di Boston che ha condotto la ricerca. «Più di 2.500 di loro avevano cercato di dimagrire nell'anno precedente, ma solo 1.500 ci erano riusciti in maniera significativa: due su tre avevano perso almeno il 5% del peso iniziale, gli altri addirittura il 10%». Cinque o dieci chili per chi all'inizio raggiungeva il quintale: non un cambiamento radicale che consenta di calcare le passerelle, ma quanto basta perché la salute ne risenta positivamente, per esempio con un calo della pressione arteriosa.

LE DIETE - «L'aspetto più interessante che emerge dalla nostra inchiesta - prosegue la ricercatrice - è il modo con cui queste persone hanno raggiunto il loro obiettivo: sostanzialmente riducendo l'apporto di grassi sulla loro tavola e cercando di introdurre maggiore attività fisica nella loro routine quotidiana». Alcuni, soprattutto quelli che sono dimagriti di più, si sono fatti aiutare anche con medicinali prescritti dal loro medico, ma proprio quelli che hanno avuto maggiore successo hanno fatto poco ricorso ai cibi “diet” o “light”, le cui etichette, come ben si sa, talvolta riservano sorprese. «Funzionano molto bene invece i programmi per dimagrire a pagamento, ma che seguono personalmente l'individuo» puntualizza Nicklas. L'autrice si riferisce a metodi come quello di Weight Watchers, che regolarmente è citato negli studi scientifici perché efficace e ben bilanciato, oltre a integrare gli aspetti psicologici con quelli strettamente nutrizionali, ma che in Italia da qualche anno purtroppo non è più disponibile. Fallimentari invece gli altri approcci: beveroni sostitutivi, prodotti acquistati via internet, ma anche in erboristeria o in farmacia senza bisogno di ricetta, diete riprese da libri e giornali non sono riusciti a far perdere nemmeno il 5% del peso iniziale.

IL COMMENTO - Lo studio ha dei limiti, certamente. Ha il vantaggio di far riferimento a un campione rappresentativo della popolazione statunitense, per età, sesso, etnia, livello socioeconomico, zona di residenza e così via, ma si basa su informazioni riferite dai diretti interessati, e non verificate, bilancia alla mano, dai ricercatori. Soprattutto non tiene conto della durata dell'effetto dimagrante, se cioè chi è riuscito a perdere peso è poi riuscito anche a mantenere il peso raggiunto o a procedere anche oltre nel percorso verso una migliore forma fisica. È anche vero però che i sistemi più tradizionali (mangiare meno e meglio, muoversi di più) richiedono più tempo per funzionare rispetto ai rimedi miracolosi tanto in voga, ma permettono anche di modificare in maniera più radicale, e quindi più stabile nel tempo, le abitudini delle persone. Così facendo incidono poi anche sullo stile di vita di tutta la famiglia, in cui spesso si condividono, e non solo per ragioni genetiche, i chili di troppo.

Roberta Villa

[Fonte: CorrieredellaSera.it - Salute/Nutrizione - 17 aprile 2012]





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