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Calcoli renali in aumento a causa di poco movimento e troppo cibo
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Soffre di questo disturbo un europeo su dieci. Provoca dolori tra i più insopportabili che si conoscano

MILANO - Se sulla dieta la dieta che previene la formazione di calcoli abbiamo ora le idee più chiare, quante persone soffrono di questo disturbo? Moltissime è la risposta: tutte insieme formerebbero la stessa popolazione che ha l'Italia. Lo afferma l'European Association of Urology (EAU), sottolineando che negli ultimi trent'anni il numero di persone alle prese con i "sassolini" nelle vie urinarie è più che raddoppiato e oggi li ha addirittura un europeo su dieci.

«Abbiamo continuamente visto aumentare il numero di pazienti, ma non è purtroppo cresciuta di pari passo la consapevolezza delle caratteristiche e delle conseguenza di questo problema, e non è migliorato il monitoraggio per avere diagnosi e trattamenti precoci» specifica il danese Palle J.S. Oshter, responsabile del gruppo di lavoro sull'urolitiasi dell'EAU. Stando agli esperti, la calcolosi renale è una «malattia Cenerentola», molto comune ma allo stesso tempo di scarsa visibilità. E questo nonostante provochi dolori fra i più insopportabili che si conoscano.

I calcoli renali sono "sassolini", fatti di minerali o sali cristallizzati che si formano appunto nei reni; da qui possono scendere attraverso l'uretere, il "tubicino" che collega i reni alla vescica, ma se si incastrano durante il viaggio sono guai perché inevitabilmente provocano gravi dolori. «Si tratta di un disturbo più frequente negli uomini, — spiega l’esperto danese — ma i cambiamenti nello stile di vita stanno azzerando le differenze fra i sessi attraverso modifiche dell'alimentazione e l'aumento della sedentarietà che hanno portato alla crescita del numero di soggetti obesi, o con disturbi metabolici, sia tra gli uomini che tra le donne».

Grasso in eccesso e squilibri del metabolismo sono infatti tra i responsabili della tendenza ad accumulare i pericolosi sassolini. Per cercare di limitare i danni, gli specialisti dell'EAU hanno deciso di pubblicare un documento in cui si spiega come evitare questo disturbo e che cosa fare quando si manifestano. Il documento, pubblicato in settembre in occasione dell'ultima settimana europea dell'urologia, è scaricabile da internet ed è anche un utile mezzo per sapere come orientarsi con i sintomi "sospetti". Vi si spiega, ad esempio, quali siano le zone dove si concentra il dolore da calcoli renali: quello tipico si localizza sul fianco, dalle costole al bacino fino ad arrivare all'inguine e alla coscia, se il "sassolino" si è fermato nell'uretere; il dolore inoltre è acuto, arriva a ondate e non passa cambiando posizione.

Gli esperti spiegano anche che la diagnosi viene fatta quasi sempre con una semplice ecografia, a cui talvolta si aggiunge una radiografia o una TAC. «In alcuni casi è opportuno cercare di raccogliere il calcolo, se viene espulso naturalmente, per analizzarne la natura e avere indicazioni su terapie o regole da seguire per impedire che se ne formino di ulteriori» osservano inoltre gli esperti. Se infatti i calcoli sono costituiti da ossalato di calcio (i più comuni) bisogna ridurre i cibi che ne contengono in quantità , se sono per lo più a base di acido urico sarà opportuno diminuire il consumo di pesce e carne ricchi di purine; se invece sono di urato di ammonio o struvite è possibile che ci sia un'infezione urinaria in corso. Qualunque sia il tipo di sassolini presenti lo stile di vita "anti-calcoli" include sempre, oltre a una dieta adeguata, una buona quantità di liquidi, preferendo quelli a pH neutro come acqua e latte. Per capire se si beve abbastanza basta controllare che il colore delle urine sia sufficientemente chiaro: bere in abbondanza serve infatti a drenare via eventuali mini-calcoli prima che la situazione possa peggiorare.

Elena Meli

[Fonte: CorrieredellaSera.it - Salute/Nutrizione - 14 novembre 2012]





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