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Prevenzione globale
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La dieta mediterranea salva il cuore Dal Mediterranean Cardiology meeting conferme dei benefici degli antiossidanti vegetali. Intanto anche la Cina vara programmi di massa anti infarto

La Sicilia, culla della civiltà ai tempi della Magna Grecia, torna alla ribalta nel terzo millennio come centro di riferimento mondiale della prevenzione cardiovascolare. Merito in gran parte della dieta mediterranea, che in questa terra si esprime al meglio delle sue potenzialità, attraverso gli omega-3 del pesce azzurro, il resveratrolo del Nero d'Avola e il licopene del ciliegino di Pachino. Ed è proprio sul licopene, fino a ieri consigliato per le sue virtù protettive nei confronti del cancro della prostata, che si sta appuntando l'attenzione dei cardiologi.

"Vari studi condotti negli anni '90", ricorda il dottor Michele Gulizia, presidente dell'associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (Aiac) e organizzatore del Mediterranean Cardiology Meeting 2009, "ne avevano già dimostrato le potenzialità anti-aterosclerosi, ma fino ad oggi ci si limitava a consigliare di mangiare pomodori, come fonte di licopene, che è contenuto per lo più nella buccia e scarsamente assorbibile al naturale". Di recente però un gruppo di ricercatori dell'Università di Cambridge, è riuscito a "imprigionare" in una pillola la quantità di licopene contenuta in un chilo di pomodori, una vera e propria bomba anti-ossidante.
La "dieta mediterranea in pillola", come è stata prontamente ribattezzata, arriverà sul mercato a fine maggio ed è preceduta da un gran fermento tra gli esperti di malattie cardiovascolari, rimasti "orfani" di terapie anti-ossidanti, dopo che recenti studi clinici hanno decretato l'inutilità di vitamina E, degli isoflavoni della soia e della vitamina C come alleati della salute del cuore e dei vasi. Il licopene, agisce riducendo l'ossidazione dei lipidi, che sono alla base della placca aterosclerotica e sembra avere effetto laddove gli antiossidanti "tradizionali" non arrivano.
La cautela è d'obbligo naturalmente, poiché non si dispone ancora di studi clinici che confermino come, questa attività anti-ossidante, dimostrata in vitro e dalle analisi del sangue, abbia un corrispettivo clinico, nella riduzione di eventi cardio-vascolari. E nel frattempo, in tutto il mondo si cerca di arginare l'epidemia di infarti ed ictus, agendo "al negativo", cioè riducendo al massimo i fattori di rischio noti.
La Cina, ad esempio, alle prese con un'epocale riforma del sistema sanitario che coinvolge oltre un miliardo di persone (assistenza medica di base entro il 2010 alla maggioranza degli abitanti delle grandi città ed entro il 2020 alla totalità della popolazione), ha avviato un programma di prevenzione delle malattie cardiovascolari, focalizzato ogni anno su un singolo fattore di rischio; una specie di "oroscopo cinese" della prevenzione, che ha fatto del 2007 l'anno del colesterolo, del 2008 l'anno del diabete, della lotta al fumo il 2009, e che utilizza come veicolo di comunicazione la televisione e i medici delle comunità rurali, per essere quanto più capillare possibile. I concetti della prevenzione non sono certo nuovi e sono gli stessi che riecheggiano da tutte le parti del mondo; quello che spesso manca però sono le parole per dirli. Così, al posto delle parole, il professor Dayi Hu, famoso cardiologo dell'Università di Pechino, ha inventato una sorta di acronimo numerico, che ha chiamato il "numero di cellulare della salute": 14065430268.
È un numero al quale non risponde alcun operatore, ma che aiuta a ricordare in cifre gli obiettivi della prevenzione cardio-vascolare: 140 è il limite massimo di pressione sistolica ammessa, 6 la glicemia a digiuno (6 mmol/L = circa 110 mg/dl), 5,4 e 3 rappresentano i valori massimi consentiti di colesterolo "cattivo" (LDL) per i soggetti rispettivamente a rischio basso, alto ed altissimo (90, 72, 54 mg/dl) mentre 268 indica il limite massimo di circonferenza vita (2 piedi e 8 pollici per gli uomini, 2 piedi e 6 pollici per le donne, che equivale a circa 90 cm per gli uomini e a 80 per le donne, un po' inferiori ai limiti consentiti ad europei ed americani).
E mentre a Cuba, come ricorda Francisco Raul Dorticós Balea, cardiologo presso l'università de La Havana, il fattore di rischio numero uno per le malattie cardio-vascolari, che ormai mietono più vite di quanto non facciano le malattie infettive, è il fumo (non a caso, siamo nella patria del sigaro), nel Bhutan, un remoto stato ai piedi dell'Himalaya, il re ha deciso di fare a meno delle parole per la prevenzione, passando alle maniere forti e imponendo una sorta di coprifuoco perenne per sigarette e affini, preceduto da falò di scatoloni di sigarette in piazza, come un redivivo Savonarola.
"Se decidete di recarvi in questo Stato", ammonisce il professor Roberto Ferrari, presidente della Società Europea di Cardiologia (ESC), "preparatevi a dire addio al pacchetto di sigarette appena scesi dall'aereo. Abbiamo adesso in programma di calcolare il rischio cardio-vascolare in questo che è il primo Stato interamente "smoke-free" al mondo"

Maria Rita Montebelli

[Fonte: LaRepubblica.it|Salute - 14 maggio 2009]





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