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Nel passaggio dall'adolescenza all'età adulta si riduce eccessivamente l'apporto con la dieta
MILANO - Da piccoli c'è poca scelta, per fortuna: ogni mattina le mamme piazzano davanti ai loro bimbi una tazza di latte o yogurt e non c'è verso di evitarlo. Una volta cresciuti però tanti ragazzi dimenticano quanto conta bere latte o mangiare formaggi e yogurt. E si espongono al rischio di carenze di calcio proprio nel periodo in cui si raggiunge il picco di massa ossea, fra i 20 e i 30 anni.
INDAGINE – A sollevare la questione è uno studio in pubblicazione sul Journal of Nutrition Education and Behavior , per il quale un gruppo di ricercatori dell'università del Minnesota ha analizzato i dati di 1500 ragazzi che partecipavano al progetto EAT (Eating Among Teens). La loro dieta è stata valutata all'età di 15 anni e poi a 20 anni circa, scoprendo che nel passaggio alla maggiore età tanti lasciano per strada latte e latticini: l'apporto di calcio scende infatti di 150-190 milligrammi nella maggior parte dei casi (solo uno su quattro lo aumenta). Non una bella notizia, perché il picco di massa ossea per cui il calcio è indispensabile si raggiunge appunto fra i 20 e i 30 anni: se in quel periodo si dà un taglio ai cibi che lo contengono, il rischio di ritrovarsi con le ossa fragili o addirittura una vera e propria osteoporosi più avanti negli anni non è remoto. C'è di peggio: proprio le ragazze, che una volta diventate donne in menopausa saranno a maggior rischio di osteoporosi, sono quelle che più snobbano i latticini. Il 72 per cento delle adolescenti e il 68 per cento delle ventenni infatti ha un introito di calcio inferiore a quello raccomandato (1200-1500 milligrammi al giorno a seconda dell'età), contro il 55 per cento dei coetanei maschi. Sarà forse colpa delle diete dimagranti, secondo cui i formaggi sono secondi solo ai dolci nel far aumentare le cicce? ABITUDINI – Secondo Nicole Larson, l'epidemiologa che ha condotto la ricerca, molto dipende da alcuni fattori legati allo stile di vita dei ragazzi: quelli che poltriscono molto di fronte alla TV, ad esempio, assumono meno calcio con la dieta. Lo stesso accade a chi non ha comportamenti alimentari sani in generale o è circondato da amici che mangiano porcherie o in modo inadeguato; e succede anche, prevedibilmente, a coloro che sono intolleranti al lattosio o non amano il gusto del latte. La Larson si lancia quindi in un consiglio molto americano ai genitori: «Servite il latte come bevanda ai pasti principali». Tutti abbiamo visto i bicchieroni di latte accanto ai piatti dei bimbi e dei ragazzi in film e telefilm a stelle e strisce, ma la strada pare sinceramente poco praticabile per noi mediterranei. Che fare allora da questa parte dell'oceano? «Di sicuro è inutile forzare adolescenti e ragazzi – interviene Maria Luisa Brandi, direttore dell’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo Minerale e Osseo dell’ospedale di Careggi di Firenze –. Però in un modo o nell'altro bisogna arrivare a un quantitativo di calcio sufficiente. Le strade, se il latte non va giù, sono due: bere acque minerali ricche di calcio o assumere integratori. Con l'acqua si può fare un bel pezzo di strada: alcune contengono fino a 400 milligrammi di calcio per litro, se una ragazza ne beve due litri al giorno per depurarsi ha già guadagnato senza accorgersene oltre la metà del suo fabbisogno quotidiano». EDUCAZIONE – Poco probabile invece, secondo Brandi, riuscire ad arrivare a un introito sufficiente attraverso altri alimenti: «Siamo realisti: alcune verdure contengono calcio, ma toccherebbe mangiarne ogni giorno quantità enormi. Impossibile – dice l'esperta –. Ma un modo per educare i ragazzi alla prevenzione per la salute delle ossa va trovato, cercando di abituare i figli fin da piccoli al consumo di latte e latticini. Aumentare solo del 10 per cento il picco di massa ossea negli adolescenti significa dimezzare il loro rischio di fratture in età adulta». Mica bruscolini. Quindi, meglio continuare a bere latte anche dopo le elementari. Ma se si è intolleranti al lattosio, come alcuni partecipanti alla ricerca americana, come si può fare? «L'intolleranza non è più un limite: oggi esistono molti tipi di latte privo di lattosio, perfettamente digeribili. Oppure si può optare per formaggi molto stagionati, dal parmigiano al pecorino: con la stagionatura perdono del tutto il lattosio e diventano adatti anche agli intolleranti», conclude Brandi. |