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Troppi zuccheri fanno più male al cuore delle donne
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I cibi con elevato indice glicemico aumentano la probabilità di malattie coronariche nel genti sesso

MILANO - Le donne devono stare attente ai carboidrati. Non solo per la linea, ma soprattutto per il cuore: è questo il messaggio che arriva da una ricerca italiana dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, secondo cui abbondare con i carboidrati ad alto indice glicemico, come dolci, pane e pizza, significa veder aumentare il rischio di ritrovarsi con le coronarie malmesse. Nessun pericolo per il cuore degli uomini, invece.

STUDIO AMPIO – I dati arrivano da uno studio che ha seguito per otto anni poco meno di 48mila italiani, di cui oltre 32mila donne, registrando il loro consumo di carboidrati, l'indice glicemico medio dei cibi mangiati abitualmente e il carico glicemico medio. Nel corso degli anni a 463 partecipanti (158 donne e 305 uomini) è stata diagnosticata una malattia coronarica: andando a guardare se vi fosse una correlazione col tipo di dieta, gli autori si sono accorti che c'era, ma solo per le donne. Quelle che mangiavano tanti carboidrati avevano una maggiore probabilità di ammalarsi rispetto alle più moderate con pane, pasta e pizza. Valutando meglio i dati, i ricercatori si sono però accorti che non tutti i carboidrati sono uguali: in realtà la relazione sarebbe consistente soprattutto per quelli ad alto indice glicemico, perché in chi ne fa largo uso il pericolo di coronaropatie è più che doppio rispetto a chi consuma carboidrati, ma a basso indice glicemico. L'indice si calcola misurando quanto sale la glicemia dopo aver mangiato il cibo in esame a confronto con una stessa quantità di glucosio o pane bianco. I carboidrati ad alto indice glicemico, che sarebbe meglio limitare, sono ad esempio dolci e biscotti, la pizza, il pane bianco, le patate; quelli a basso indice glicemico, «ammessi», sono invece i cereali integrali, la pasta al dente, la frutta. «Più che dal totale dei carboidrati, il rischio di coronaropatie è influenzato dalla loro qualità», spiega Sabina Sieri, che firma la ricerca assieme ad altri colleghi della sezione di Epidemiologia nutrizionale dell'Istituto Tumori.

UOMINI – Nessun effetto dei carboidrati sul rischio cardiovascolare degli uomini: «Può darsi che gli effetti collaterali di una dieta ad alto indice glicemico nelle donne siano mediati da differenze nel profilo delle lipoproteine, che ad esempio a causa dell'effetto degli estrogeni hanno un metabolismo che corre a velocità doppia rispetto a quello degli uomini, o nel metabolismo del glucosio. Ulteriori studi dovranno comunque chiarire se questa assenza di correlazione nel sesso maschile sia reale o meno», dicono gli autori. Il numero di uomini studiati è alto, ma comunque inferiore a quello delle donne: ulteriori verifiche dovrebbero chiarire e confermare se davvero i maschi sono protetti dalle nefaste conseguenze dei carboidrati.

ZUCCHERI E GRASSI – Ma come si passa dall’amore per pane e pasta a danni tali da compromettere la salute delle coronarie? «Una dieta molto ricca di carboidrati aumenta i livelli di zuccheri, insulina e trigliceridi nel sangue, riducendo invece il colesterolo HDL, quello buono; l'iperglicemia dopo i pasti aumenta lo stress ossidativo, l'iperinsulinemia ha effetti negativi sulla pressione, sulla funzione dell'endotelio dei vasi, sull'infiammazione», dice Sieri. Se l'indice glicemico di un alimento è elevato significa infatti che è in grado di aumentare di parecchio il glucosio in circolo. C’è poi da tener conto del carico glicemico, che dà una stima della qualità ma anche della quantità dei carboidrati introdotti: se si mangia con moderazione un cibo ad alto indice glicemico rischiamo comunque meno danni che abbuffandoci di un cibo «permesso» perché a basso indice glicemico. «Anche il carico glicemico elevato è correlato al rischio cardiovascolare – conferma Sieri –. Tutto questo significa che incide sul rischio cardiovascolare non tanto il consumo di carboidrati in generale, quanto piuttosto un ampio utilizzo di carboidrati a rapido assorbimento», conclude Sieri.

Elena Meli

[Fonte: CorrieredellaSera.it - Salute/Cuore - 05/maggio 2010]

 





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